Pechino – L’inflazione al consumo in Cina ha registrato a gennaio l’aumento più rapido degli ultimi cinque mesi, mentre la deflazione dei prezzi alla produzione continua a pesare sull’economia. Il quadro economico rimane incerto: da un lato, la spesa dei consumatori mostra segnali di ripresa, dall’altro, il settore manifatturiero resta debole.
Secondo gli analisti, le pressioni deflazionistiche potrebbero continuare per tutto l’anno, a meno che Pechino non riesca a rilanciare la domanda interna. A complicare la situazione ci sono anche i nuovi dazi imposti dal presidente Usa Donald Trump sui beni cinesi, che aggiungono ulteriore pressione sull’economia della seconda potenza mondiale.
Prezzi al consumo in rialzo, ma il settore industriale resta debole
Il Consumer Price Index (CPI), l’indice dei prezzi al consumo, è aumentato dello 0,5% a gennaio rispetto all’anno precedente, accelerando rispetto al +0,1% di dicembre e superando la stima degli economisti di +0,4%. Anche l’inflazione di fondo, che esclude i prezzi più volatili di cibo ed energia, ha registrato un’accelerazione, passando da 0,4% a 0,6%.
Tuttavia, i prezzi alla produzione non mostrano segnali di ripresa nel breve termine. L’indice PPI (Producer Price Index) è calato del 2,3% su base annua, mantenendo lo stesso livello di dicembre e peggiorando rispetto alla previsione di un -2,1%. Il settore industriale cinese è in deflazione da 28 mesi consecutivi, con una persistente sovraccapacità produttiva che frena il rialzo dei prezzi.
Secondo Xu Tianchen, economista senior presso l’Economist Intelligence Unit, la Cina potrebbe impiegare ancora diversi trimestri per uscire dalla deflazione, se misurata attraverso il deflatore del PIL.
L’effetto del Capodanno Lunare sui prezzi
I dati di gennaio sono stati influenzati dai fattori stagionali legati al Capodanno Lunare, che quest’anno è caduto a gennaio, mentre nel 2024 si era celebrato a febbraio. Durante le festività, tradizionalmente, i consumatori aumentano gli acquisti, specialmente di beni alimentari per i grandi raduni familiari.
I prezzi dei biglietti aerei sono saliti dell’8,9%, quelli per il turismo del 7,0% e i biglietti per cinema e spettacoli dell’11,0%.
Tuttavia, i dati sulla spesa durante le festività hanno mostrato segnali contrastanti: sebbene i cinesi abbiano speso di più per il cinema, lo shopping e i viaggi interni, la spesa pro capite è aumentata solo dell’1,2% rispetto all’anno precedente, un dato molto inferiore rispetto al +9,4% registrato nel 2024, secondo le stime di ANZ.
A livello mensile, l’indice CPI è aumentato dello 0,7%, al di sotto della previsione di +0,8% e in leggero rialzo rispetto alla stabilità di dicembre.
Inflazione ben al di sotto degli obiettivi ufficiali
Per l’intero 2024, l’inflazione al consumo è aumentata solo dello 0,2%, mantenendosi in linea con il dato dell’anno precedente e ben lontana dal target ufficiale del 3% fissato da Pechino. Questo significa che la Cina non ha raggiunto il suo obiettivo di inflazione per il tredicesimo anno consecutivo.
Le province cinesi hanno fissato per il 2025 obiettivi di crescita economica con tassi di inflazione inferiori al 3%, segno che il governo prevede ulteriori pressioni sui prezzi. Secondo Bruce Pang, docente presso la CUHK Business School, questa scelta riflette un approccio prudente da parte delle autorità cinesi.
Produzione in calo, attese nuove misure di stimolo
Il rallentamento dell’inflazione si inserisce in un contesto di debolezza dell’attività industriale. A gennaio, la produzione manifatturiera cinese è inaspettatamente calata e anche il settore dei servizi ha mostrato segni di rallentamento, alimentando le richieste di nuove misure di stimolo.
Pechino dovrebbe mantenere il suo obiettivo di crescita economica intorno al 5% per il 2025, ma le nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti metteranno sotto pressione le esportazioni, uno dei pochi settori che lo scorso anno ha registrato una crescita significativa.
Secondo Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, il governo cinese probabilmente non apporterà modifiche significative alla politica monetaria o fiscale prima della sessione parlamentare annuale di marzo. “Per i decisori politici, le incertezze esterne sembrano essere al momento una preoccupazione più grande delle sfide economiche interne”, ha affermato Zhang.
La Cina, dunque, si trova a un bivio: mentre i consumi iniziano timidamente a riprendersi, l’industria resta in difficoltà e la pressione esterna degli Stati Uniti rischia di complicare ulteriormente la situazione.